Un appuntamento classico, un report diverso 

Caro lettore, anche quest’anno lo staff UFO.ADV ha visitato salone e fuorisalone 2026 alla ricerca di novità, tendenze e ispirazioni. Di seguito, trovi il report che inviamo a clienti e amici raccogliendo alcune nostre considerazioni e osservazioni. Ci scusiamo in anticipo per eventuali errori. 

Ormai il web straripa di articoli, reel e caroselli social che rimbalzano le location più catchy o promuovono le proprie. Piuttosto che sovrapporci con l’ennesima rassegna, abbiamo deciso di sostituire il tradizionale foto-report estensivo sintetizzando 5 temi, emersi al salone tra i commenti degli addetti ai lavori. Uno sguardo «dall’interno» meno scontato e – speriamo – più utile. 

Special edition ENGLISH

#1. Il ritorno dei contenuti. B&B Italia e il Fuorisalone del senso

Al centro il prodotto come esito di un processo progettuale

In questa edizione 2026 è da segnalare il peso politico e culturale del ritorno in fiera di B&B Italia dopo circa 25 anni. Per celebrare il proprio sessantesimo anniversario, l’azienda ha scelto un approccio museale curato dallo studio Formafantasma. 

Lo stand è interpretato come spazio di ricerca e archivio, dove il prodotto non viene “venduto” ma spiegato attraverso la sua genesi industriale e la sua etica produttiva. Un’intenzione dichiarata «presenta lo stand come uno spazio architettonico, più che come un ambiente espositivo convenzionale. Il progetto nasce da una premessa semplice: mettere al centro il lavoro dei designer, permettendo a ogni prodotto di essere apprezzato come esito di uno specifico processo progettuale» (bebitalia.com).

Nuova attenzione per i contenuti

Questa spinta verso il contenuto ha animato il Fuorisalone «area design» dove il prodotto e il progetto premono per tornare a essere al centro del racconto e della rappresentazione.

In quest’ottica si registra una significativa preferenza per eventi incentrati su Talk e dibattiti rispetto alle installazioni puramente scenografiche degli anni passati, marcando la differenza con eventi di merceologie orientate all’intrattenimento puro. 

Il pubblico “professionista” di addetti ai lavori ha cercato il senso, la responsabilità dei materiali e la narrazione autentica, confermando che il design, nel 2026, non può permettersi di essere solo un bel racconto o una bella superficie, ma deve dimostrare di avere una struttura solida, sia fisica che concettuale.

#2. La forma degli spazi espositivi. Stand come padiglioni modernisti

Un significativo segnale di cambiamento è arrivato dalla forma fisica degli spazi espositivi. 

Si è avvertita una chiara stanchezza verso le pareti chiuse e i percorsi obbligati, a favore di una trasparenza che molti brand hanno interpretato attraverso l’uso di pilastri e colonne a vista. In quest’ottica, lo stand è interpretato come una sorta di intelaiatura razionalista, con richiami diretti alle ville moderniste degli anni Cinquanta.

Un riferimento emblematico di questa tendenza è lo stand di Febal Casa, concepito dallo studio A++ di Paolo e Carlo Colombo come una villa con quattro diverse atmosfere. Un’architettura rigorosa ispirata al razionalismo italiano, che utilizzava grandi quinte e pilastri in legno per creare volumi architettonici importanti, dove il rapporto fra pieni e vuoti restituiva un senso di casa “totale” e monumentale. 

Febal salone – youtube

Il progetto di Calvi Brambilla per Elica si basava su una griglia rigorosa che non serviva solo da supporto, ma organizzava l’intera narrazione tecnologica del marchio come se fosse una galleria d’arte (con una fruizione più libera e non secondo un percorso obbligato). 

In questo contesto, ha destato molto interesse e apprezzamento il progetto di Giacomo Moor per QuadroDesign, dove la struttura non è stata solo una scelta estetica ma un impegno sociale: un sistema modulare di pilastri e giunti progettato per essere smontato e ricostruito integralmente in Zambia come edificio permanente che ospiterà bagni pubblici. Una iniziativa coraggiosa di grande valore, non solo simbolico.

#3. Bagno: tendenza ultra gloss e neo-déco contemporaneo

Spostandosi sui prodotti del salone, la biennale del 2026 – dedicata a cucina e bagno – ha evidenziato due direzioni opposte ma in un certo senso complementari. 

Finiture ultra-gloss e colori intensi

Nel bagno si è assistito a una decisa virata verso quello che si potrebbe definire un neo-déco contemporaneo, con il ritorno massiccio di finiture ultra-lucide e specchianti, applicate a una palette di colori scuri e dichiaratamente drammatici come il prugna, il blu petrolio e il nero profondo. 

Forme arrotondate, leggerezza e citazioni novecento

Brand come Ceramica Cielo e Agape hanno giocato con forme arrotondate che citano apertamente il design borghese del secolo scorso, riuscendo però a mantenere leggerezza visiva ed equilibrio formale grazie a spessori ceramici ridotti al massimo.

#4. Cucina raw light che sfuma nel living

Luminosità materica

Diversamente rispetto al mondo bagno, la cucina ha intrapreso una strada di estrema luminosità. Il legno scuro e “bruciato” degli anni passati ha lasciato spazio a essenze molto più aeree e naturali, come il frassino, il rovere biondo e la betulla. 

Si tratta di legni “nudi”, spesso spazzolati a poro aperto per enfatizzare la sensazione tattile della fibra. 

La cucina sfuma nel living

Questa tendenza al raw light trasforma la cucina in un elemento capace di dimmerarsi progressivamente nel living, quasi una libreria o una parete architettonica dove la tecnologia dell’induzione scompare sotto top in pietra dove spesso dominano le tonalità burro.

#5. L’imbottito protettivo: effetto piumino e trame 3D

Nuove trame prendono il posto del bouclé

Nel tessile e negli imbottiti, il bouclé classico sembra finalmente aver esaurito la sua spinta propulsiva, almeno nei brand di riferimento. 

Al suo posto sono apparse trame più complesse e stonalizzate, jacquard tridimensionali che celebrano l’irregolarità e una certa ruvidità tattile, come se la materia avesse qualcosa da raccontare. 

Volumi gonfi e soffici come nuvole

La novità più rilevante è però l’emergere di un’estetica che si potrebbe definire soft-tech o puffer, dove il divano sembra essere stato vestito con un piumino d’alta moda, gonfio e quasi ipertrofico.

Modelli come l’Ardys di Cassina, firmato da Patricia Urquiola, o i divani Solar e Butter di Faye Toogood per Tacchini, mostrano volumi che sembrano volersi adattare al corpo come una nuvola. 

Non è solo estetica, ma un design che punta esplicitamente sulla protezione e sul comfort acustico, trasformando l’imbottito in un rifugio sensoriale, forse una risposta e un rimedio contro la rigidità del mondo esterno.

Sei arrivato alla fine: grazie per averci dedicate tempo e attenzione!

Questo report è inviato a clienti e amici da UFO.ADV un’agenzia che crea immagini e supporti di comunicazione per le aziende in ambito design, arredamento e superfici. 

Se ti fa piacere commentare le nostre considerazioni o pensare insieme a qualche nuova soluzione, contattaci!

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